lass theorien sterben, nicht menschen
lasciate morire le teorie, non gli uomini
wie wissen nicht, wir raten
non sappiamo nulla, supponiamo
Karl Popper
"Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, I'imposizione di questa condotta sarebbe un'insopportaibile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno"
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tristezza:
"Io sono fra i più immuni da questa passione, e non l'amo né la stimo, benché tutti abbiano preso, come per un patto convenuto, a onorarla, di particolare favore. Ne adornano la saggezza, la virtù, la coscienza: sciocco e mostruoso ornamento. Gli Italiani, in modo più appropriato, hanno battezzato col suo nome la malvagità. Infatti è una qualità sempre nociva, sempre folle, e in quanto sempre codarda e bassa, gli stoici proibiscono ai loro saggi di provarla."
I.
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?
II.
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.
III.
Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d'amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.
IV.
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.
V.
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.
VI.
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.
VII.
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.
VIII.
Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.
non ho voglia di pensare, in italia mi sembra tutto così pulcinellesco. ma se volete pensare andate sul blog di vladimir e discutete tutti insieme. e passate da franceschito e dai suoi amici...
intanto tutto prosegue. con il solito bla bla. la caccia anche quest'anno riparte.
l'omologazione avanza. sembra che l'importante sia fare quello che si può fare, senza pensare mai alle conseguenze.
già, lo so e allora vi propongo il mio solito giochino:
Chi lo ha detto?
"Organizzazioni e manifestazioni pacifiche da cui sono esclusi proprio quelli con cui si tratta di creare la pace, si risolvono in ipocrisia, presunzione compiaciuta e spreco di tempo."
si tratta di un filosofo di cui sto leggendo tutte le opere. me lo ha fatto conoscere una mia amica, a cui lo ha fatto conoscere la madre. un suggerimento, a parte essere stato il marito di una pensatrice importante, si è cambiato il cognome...
Il '900 è il secolo della crisi della cultura, capace di creare mostri che non sa come affrontare; capace di produrre - scriveva
XXXXXX - ma non di prevedere e controllare.
oggi sulla repubblica ho letto un articolo di galimberti in cui si cita il mio filosofo... se qualcuno volesse cominciare a discutere ecco cosa leggere:
L'etica nell'età della tecnica - Intervista a Umberto Galimberti -
Ever tried. Ever failed. No matter. Try Again. Fail again. Fail better.
Go on failing. Go on. Only next time, try to fail better.
Try again. Fail again. Fail better.
uno dei miei scrittori preferiti