Batsceba

RIFLESSIONI "VIA DALLA PAZZA FOLLA" - FAR FROM THE MADDING CROWD
mercoledì, 05 novembre 2008

riflessione fa rima con rivoluzione

stamani mi sono svegliata più allegra. la vittoria di Obama mi ha dato la risposta che volevo. si può fare! se penso che è riuscito a vincere grazie al fund raising online  non posso più non crederci: facciamo la rivoluzione in internet!!!!  certo, negli US l'immaginazione al potere è possibile. nella vecchia letargica Europa invece i cambiamenti,  se arrivano,  arrivano solo tramite la "figa" (scusate ma sono inca**ata) della Carla Bruni di turno. ho sentito le reazioni della mia stupida Italietta: chi dice che Osama sarà contento della vittoria di Obama, chi esulta dicendosi democratico (il bello è che ci crede). e tutti parlano dei cambiamenti possibili senza essersi resi conto che il cambiamento è già avvenuto. qualcuno mi ha fatto notare che un presidente di origini africane serve agli US per cercare di controbattere la marcia cinese sul continente nero... già anche questa è una riflessione. comunque, non ho voglia di dilungarmi. ognuno deve attivare i propri neuroni. ma per favore, non lasciamo la rete in mano ai coglioni. peace and love e riflettete...

postato da: Batsceba alle ore 14:01 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: riflessioni, elezioni

Commenti
#1   05 Novembre 2008 - 16:41
 
vorrei dire una cosa, sugli americani .... ma non riesco, perchè la mia ignoranza non mi permette di porla in un modo tale, da evitarmi gli attacchi di destra e di sinistra:
io vorrei parlare di ideali, non di destra e di sinistra;
perché nel momento in cui ci si definisce secondo categorie politiche, cioè partitiche ....... allora non ce la faccio
tutti mi attaccherebbero dicendomi che dietro gli ideali americani di libertà e di democrazia ci sono gli interessi ...... dei soldi e del potere ...
io credo, forse ingenuamente nella mia ignoranza di bambina incolta quale sono, che oltre, ed insieme agli interessi e al potere, gli ideali americani abbiano un fondo di verità, di quella verità netta e pura che appartiene allo spirito, che va oltre i sistemi:
quando giovani ragazzi negli anni 40 del '900 venivano da noi, non venivano solo perché indottrinati, perché pagati, perché emarginati ....... ma perché erano figli di un ideale, di libertà, e ci credevano
credevano davvero di liberare l'europa
perché erano poche le generazioni che li saperavano ancora da quelli che con gli stessi ideali avevano creato grandi cose; e ne respiravano ancora l'intensità.
poi, certo, ci sono i mac donald's, l'iraq, e ancora primi i nativi americani
ma bisogna anche riconoscere questa ricchezza ideologica che ha una sua purezza, insieme all'immondizia in cui poi convive: e credo che queste elezioni ne siano la dimostrazione.
nn so, correggetemi

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente michiamoromina

#2   05 Novembre 2008 - 23:56
 
Dovresti aver letto la mia email su cosa sto cercando di fare per la mia lista civica con internet.
La rete non voglio lasciarla in mano a nessuno. Ne ho costruito un pezzo un po' di anni fa e mi sento in diritto di usarla per la lotta di classe.
Su Obama sono contento, stamattina mi sono alzato ed ho pensato adesso mi richiameranno al lavoro. Ho gia' il nuovo contratto, domani riprendo.
Strane le vie del destino.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente paoloh

#3   06 Novembre 2008 - 19:07
 
Con la vittoria di Obama è successo qualcosa di irreversibile. Qui a Nairobi, dove sono, ora si sogna parecchio.
Saluti
Daniele
utente anonimo

#4   23 Dicembre 2008 - 14:36
 
Tutti pazzi per Obama. Oltre, e forse più, che negli Stati Uniti, in Europa e soprattutto in Italia dove non siamo mai secondi a nessuno nel flaianesco correre "in soccorso del vincitore". Tutti pazzi per Obama , a sinistra come a destra. A sinistra perché si ritiene che rappresenti "il cambiamento" (parola magica e taumaturgica che, per se stessa, non significa assolutamente nulla se non l'eterno bisogno dell'uomo di illudersi che le cose, nel futuro, vadano meglio), a destra però l'elezione di un presidente nero, o comunque mezzo nero, dimostrerebbe, come scrive, sia pur a denti stretti, Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, quanto "aperta e libera" sia la società americana.
Ho ascoltato in questi giorni un'infinità di stucchevoli dibattiti sulle elezioni americane, ma alla domanda perché mai Barack Obama debba essere considerato se non "l'uomo della Provvidenza" almeno quello del "cambiamento" (concetto che, se ha mai un senso, contiene in sè quello di "miglioramento") la sola risposta comprensibile che politici, politologi, esperti, commentatori, eccetera, hanno saputo dare è questa: perché è un nero. Ora un nero non è per ciò stesso, migliore di un bianco. Questo lo può pensare solo una società intimamente razzista come resta quella americana e, in sottofondo, anche come quella europea e italiana (altrimenti il fatto che il nuovo inquilino della Casa Bianca sia un nero, o comunque un mezzo nero, non susciterebbe tanto scalpore).
Anche Condoleezza Rice è nera, e per sopramercato donna, eppure è stata un'assatanata guerrafondaia, più del suo bianco superiore. Uno degli equivoci in cui cade la sinistra europea, e in particolare quella italiana, è di credere che i democratici americani siano, in politica estera, meno aggressivi dei repubblicani. Ma fu il democraticissimo Kennedy (e Obama è chiamato "il Kennedy nero") a iniziare la guerra del Vietnam e fu il disprezzatissimo repubblicano Nixon (forse il miglior presidente che gli Stati Uniti abbiano avuto nel dopoguerra, non a caso fatto fuori per una bagatella) a chiuderla. Fu sempre Kennedy a combinare il pasticcio della "Baia dei porci" e il democratico Carter quello del blitz nell'Iran khomeinista. Ed è stato il democratico Clinton, il sassofonista che tanto piacque a Veltroni, a fare la più assurda delle guerre, più assurda di quella all'Afghanistan o all'Iraq, dell'ultimo ventennio americano; la guerra alla Serbia, cioè all'Europa cristiana. L'America è un Paese imperiale e segue delle logiche imperiali cui nessun suo Presidente può sottrarsi. Al massimo Obama chiederà una maggior collaborazione agli europei ma sempre a condizione che seguano supinamente le logiche americane. Nessuno si illude che Obama ritiri spontaneamente le truppe dall'Afghanistan, dove si combatte la più vergognosa delle ultime guerre occidentali perché, sotto la formula ipocrita del "peace keeping", si vuole togliere a un popolo oltre la sua indipendenza anche la sua anima.
Obama non cambierà neanche il capitalismo americano. Perché anche il capitalismo, americano o meno, ha le sue logiche ferree da cui non può sfuggire. È inutile e ipocrita prendersela col capitalismo finanziario, perché è la diretta conseguenza, oltre che la precondizione, di quello industriale. Chi si scandalizza per il capitalismo finanziario è nella stessa posizione di chi avendo inventato la pallottola si meravigli che si sia arrivati al missile. Ora siamo al missile e non si può tornare indietro senza sconfessare l'intero impianto del modello di sviluppo occidentale. Cosa che nessun Obama può nè ha intenzione di fare.
Quanto al fatto che l'elezione di un nero dimostrerebbe quanto "aperta e libera" sia la democrazia americana, beh questo è un pensiero che può venire solo riguardo a un Paese che ha avuto fino a un secolo e mezzo fa la schiavitù, scomparsa in Occidente dalla caduta dell'Impero romano, e fino a cinquant'anni fa la segregazione razziale come nel tanto disprezzato Sud Africa bianco.
Non può essere portato come distintivo, come medaglia d'onore di una democrazia quello che in democrazia, che proclama solennemente l'uguaglianza di tutti i cittadini "senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione", dovrebbe essere l'assoluta normalità.
utente anonimo

#5   23 Dicembre 2008 - 16:01
 
@ il mio pensiero credo sia sempre chiaro. dell'elezione di Obama quello che mi interessa è il ruolo che ha avuto internet ;)
per il resto non aggiungo parole a parole. mi interessa immaginare...
peace and love
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