


la storia non la fanno i governati codardi con le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti.
La storia la fanno le persone semplici,
gente comune, con famiglia a casa e un lavoro ordinario,
che si impegnano per un ideale straordinario come la pace,
per i diritti umani, per restare umani.
La storia siamo noi,
che a mettendo a repentaglio le nostre vite,
abbiamo concretizzato l'utopia,
regalando un sogno, una speranza a centinaia di migliaia di persone.
Che hanno pianto con noi,
approdando al porto di Gaza,
come i tre anziani palestinesi vittime della diaspora imbarcati con noi,
che non hanno mai potuto piangere sulle tombe dei familiari,
hanno pianto,
ma sono state lacrime di gioia.
Il nostro messaggio di pace,
è un invito alla mobilitazione per tutte le persone comuni,
a non delegare la vita al burattinaio di turno,
a prendersi di petto la responsabilità di una rivoluzione,
rivoluzione interiore innanzi tutto, verso l'amore, l'empatia,
che di riflesso cambierà il mondo.
Abbiamo dimostrato che la pace è possibile in medioriente.
Perchè se un ebreo israeliano come Jeff Helper è accolto come un eroe,
addirittura un liberatore,
da decina di migliaia di persone festanti in estasi,
da quelli che la politica e i media si impegnano a dipingere come filoterrorismi,
la pace non è un'utopia,
e se lo è abbiamo dimostrato che a volte le utopia si concretizzano.
Basta crederci,
fermamente impegnarsi,
contro ogni intimidazione, timore, sconforto,
semplicemente restando umani.
restiamo umani
Vittorio Arrigoni. blog:
website della missione:
contatto: guerrillaingaza@gmail.com
ps.
da oggi una piazza centrale di Gaza è stata ribatezzata Free Gaza e Liberty,
e presto un monumento con inciso tutti i nostri nomi verrà posto a futura memoria della nostra folle, umana impresa.
Personalmente più di questa pietra, il miglior premio è l'indescrivibile gioia, la sincera riconoscenza, che non si placa,
dei Gazauri nei nostri confronti,
abbiamo lenito il dolore, ridonato speranza, e questo e solo l'inizio.
Vik

approfondimenti




I wonder how it all got started, this business
about seeing your life flash before your eyes
while you drown, as if panic, or the act of submergence,
could startle time into such compression, crushing
decades in the vice of your desperate, final seconds.
After falling off a steamship or being swept away
in a rush of floodwaters, wouldn’t you hope
for a more leisurely review, an invisible hand
turning the pages of an album of photographs-
you up on a pony or blowing out candles in a conic hat.
How about a short animated film, a slide presentation?
Your life expressed in an essay, or in one model photograph?
Wouldn’t any form be better than this sudden flash?
Your whole existence going off in your face
in an eyebrow-singeing explosion of biography-
nothing like the three large volumes you envisioned.
Survivors would have us believe in a brilliance
here, some bolt of truth forking across the water,
an ultimate Light before all the lights go out,
dawning on you with all its megalithic tonnage.
But if something does flash before your eyes
as you go under, it will probably be a fish,
a quick blur of curved silver darting away,
having nothing to do with your life or your death.
The tide will take you, or the lake will accept it all
as you sink toward the weedy disarray of the bottom,
leaving behind what you have already forgotten,
the surface, now overrun with the high travel of clouds.



Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza periodicità . Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
Alcune immagini sono tratte dal web, in caso di problemi avvisate e saranno immediatamente rimosse.
I am an imaginary number 1i I don't really exist _ |