"Io, per un giorno lavavetri al semaforo fra gli insulti"
di SANDRO DE RICCARDIS
MILANO - Compro una spazzola a manico lungo e del detersivo liquido in un supermercato, prendo uno straccio da casa, riempio fino all'orlo una bottiglia di plastica con l'acqua di una fontanella. Infilo un paio di pantaloni di tela lisa e una maglietta nera a maniche corte. Sono pronto. Farò il lavavetri nel traffico di Milano dalle due alle sette del pomeriggio, sarò uno dei seicento disperati ai quali anche il Comune del sindaco Moratti ha deciso di dichiarare guerra. Le auto sfrecciano veloci e mangio la polvere che alzano dall'asfalto, mentre aspetto ai bordi della circonvallazione che il semaforo ritorni rosso.
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